Nel 2022, il nostro pianeta ha affrontato una situazione climatica senza precedenti. La temperatura media globale è stata 1,15°C superiore rispetto alla media del 1850-1900, rendendo il 2022 il quinto o sesto anno più caldo mai registrato. Sorprendentemente, questa situazione si è verificata nonostante le condizioni di La Niña in corso, che hanno caratterizzato il terzo anno consecutivo di questo fenomeno, evento raro che si è verificato solo tre volte negli ultimi 50 anni.
Le concentrazioni dei gas serra principali (anidride carbonica, metano e protossido di azoto) hanno raggiunto livelli record nel 2021, e i dati in tempo reale mostrano che queste concentrazioni hanno continuato ad aumentare anche nel 2022. Circa il 90% dell'energia intrappolata dai gas serra finisce nell'oceano, il quale ha registrato un nuovo record nel contenuto di calore nel 2022.
Il riscaldamento degli oceani ha portato all'innalzamento del livello medio globale del mare, che ha raggiunto anch'esso un nuovo record nel 2022, segnando un tasso di innalzamento raddoppiato rispetto al primo decennio della registrazione satellitare. Questo fenomeno sta causando preoccupazione, considerando il suo impatto sulle aree costiere e la loro vulnerabilità agli eventi di inondazione.
Gli effetti del cambiamento climatico non si sono limitati solo al riscaldamento del nostro pianeta, ma hanno anche portato a fenomeni meteorologici estremi. In Africa orientale, cinque stagioni umide consecutive con precipitazioni inferiori alla media hanno creato una sequenza di siccità senza precedenti negli ultimi 40 anni, mettendo in pericolo la sicurezza alimentare di circa 37 milioni di persone nella regione.
Da record di caldo a estese inondazioni, le condizioni meteorologiche estreme hanno causato danni significativi in diverse parti del mondo. In Pakistan, piogge record di luglio e agosto hanno provocato inondazioni che hanno colpito 33 milioni di persone, causando la morte di almeno 1.700 persone e danni economici stimati in 30 miliardi di dollari. Nel frattempo, ondate di calore senza precedenti hanno colpito la Cina e l'Europa, accompagnate da condizioni di siccità eccezionale in alcune aree.
Questi eventi estremi e i dati allarmanti sul cambiamento
climatico richiedono azioni concrete per affrontare la crisi climatica. È
essenziale agire subito per ridurre le emissioni di gas serra e adottare misure
di adattamento per proteggere le persone e l'ambiente dalle conseguenze sempre
più gravi del cambiamento climatico. Solo attraverso sforzi coordinati a
livello globale possiamo sperare di garantire un futuro sostenibile per le
generazioni a venire.
ANALISI DEGLI INDICATORI GLOBALI DEL CLIMA CONDOTTA DAGLI SCIENZIATI
Gli scienziati hanno condotto uno studio sui cambiamenti
climatici, analizzando gli Indicatori Globali del Clima per ottenere una
panoramica del sistema climatico. Questi indicatori fisici interconnessi
collegano i cambiamenti nella composizione dell'atmosfera con le variazioni
nell'energia del clima e le risposte di terra, oceano e ghiaccio.
DATI RACCOLTI DA DIVERSE FONTI PER UNA VALUTAZIONE GLOBALE
Per condurre l'analisi, gli scienziati si sono avvalsi di una vasta gamma di dati provenienti da diverse fonti, tra cui satelliti e reti in situ. Grazie al Global Atmosphere Watch (GAW) Programme dell'OMM e alle reti partner, sono stati raccolti dati in situ per calcolare le concentrazioni medie globali di gas serra nell'atmosfera, essenziali per comprendere il bilancio tra le emissioni da attività umane, fonti naturali e pozzi.
BASELINE - PUNTO DI RIFERIMENTO PER LA VALUTAZIONE
Gli scienziati hanno utilizzato periodi di tempo noti come "baselines" come punti di riferimento per confrontare le condizioni attuali. Queste basi di riferimento, che durano generalmente tre decenni o più, sono essenziali per analisi scientifiche, politiche e pratiche. Nel rapporto, vengono specificate diverse basi di riferimento, ma per mantenere la coerenza, il più recente standard climatologico dell'OMM, 1991-2020, è stato preferito quando possibile.
IMPORTANZA DELLE RICERCHE IPCC
Il rapporto presenta numerosi riferimenti al contributo
del Gruppo di lavoro I al Sesto Rapporto di valutazione dell'IPCC e al Rapporto
speciale dell'IPCC sugli oceani e la criosfera in un clima in cambiamento. Le
ricerche dell'IPCC svolgono un ruolo fondamentale nel fornire dati e
informazioni cruciali per comprendere i cambiamenti climatici globali e
supportare le decisioni politiche e pratiche.
RUOLO DELLE CONCENTRAZIONI DI GAS SERRA
L'aumento delle concentrazioni di gas serra
nell'atmosfera, dovuto alle attività umane, è stato identificato come il
principale driver dei cambiamenti climatici dalla rivoluzione industriale. Gli
scienziati hanno rilevato un equilibrio tra le emissioni da attività umane,
fonti naturali e pozzi attraverso l'analisi delle concentrazioni atmosferiche
di gas serra calcolate dai dati raccolti attraverso il Global Atmosphere Watch
(GAW) Programme dell'OMM e altre reti partner.
Nel 2021, secondo i dati consolidati a livello globale, i livelli atmosferici di gas serra hanno raggiunto nuovi massimi, come rivelato da uno studio condotto da un gruppo di scienziati. I risultati mostrano che i livelli di biossido di carbonio (CO2) hanno raggiunto 415,7 ± 0,2 parti per milione (ppm), il metano (CH4) ha raggiunto 1908 ± 2 parti per miliardo (ppb) e l'ossido nitroso (N2O) ha raggiunto 334,5 ± 0,1 ppb, rappresentando rispettivamente il 149%, il 262% e il 124% dei livelli preindustriali del 1750.
Il lavoro dei ricercatori ha inoltre rivelato che l'aumento annuale di CH4 dal 2020 al 2021 è stato di 18 ppb, rappresentando il più grande incremento annuale mai registrato. La causa di questo aumento è ancora oggetto di indagini, ma i dati suggeriscono che il contributo principale provenga da fonti microbiche/biogene. Tuttavia, il ruolo relativo delle fonti antropogeniche e naturali rimane da chiarire.
Gli scienziati sottolineano l'importanza di migliorare le reti di osservazione nelle aree climaticamente sensibili, come le zone umide tropicali e l'Artico, per una migliore comprensione dei processi che influenzano i cambiamenti nei gas serra. Queste informazioni possono essere fondamentali per sviluppare strategie di mitigazione efficaci volte a contrastare i cambiamenti climatici.
Il team di scienziati ha rilevato inoltre che nel corso del 2022 i livelli di CO2, CH4 e N2O hanno continuato ad aumentare, con l'anidride carbonica mostrando un aumento pari a quello osservato nell'anno precedente, ma superiore alla crescita annuale media degli ultimi dieci anni. L'analisi ha evidenziato che l'aumento di CO2 è principalmente dovuto alle emissioni umane, mentre le variazioni annue sono fortemente influenzate dalla variabilità naturale nei serbatoi di carbonio terrestri e oceanici. Nel 2016, un significativo aumento annuale era stato associato all'evento climatico El Niño del 2015/2016.
Il report è stato ottimizzato da scienziati qualificati, il cui studio ha analizzato i dati riguardanti la temperatura globale nel 2022. I risultati mostrano che la temperatura media globale, combinando misurazioni su terra e oceano, è aumentata del 1,15 °C rispetto alla media preindustriale del periodo 1850-1900 (Figura 2). Le sei diverse fonti di dati utilizzate nello studio hanno classificato il 2022 come il quinto o sesto anno più caldo mai registrato dal 1850 al 2022. Le differenze tra i diversi set di dati sono attribuite a variazioni nei metodi di analisi e inesattezze nei dati di input, nonché a mancanze nelle osservazioni di alcune regioni della Terra.
Una delle influenze importanti sul clima nel periodo in questione è stata l'effetto delle condizioni di La Niña, che hanno continuato per il terzo anno consecutivo a partire dalla fine del 2020 (vedi Fattori climatici a breve termine). La Niña è nota per essere associata a una temporanea riduzione della temperatura media globale e, infatti, sia il 2021 che il 2022 sono stati meno caldi rispetto agli anni precedenti a causa del passaggio a queste condizioni climatiche. Tuttavia, è importante notare che entrambi gli anni sono risultati comunque più caldi del 2011, quando la media globale era di 0,87 °C superiore alla media del periodo 1850-1900. Inoltre, sia il 2021 che il 2022 sono stati più caldi di qualsiasi anno precedente al 2015, ad eccezione del 2016, che è stato associato a un forte El Niño e rimane l'anno più caldo mai registrato globalmente con una media globale di 1,28°C superiore alla media del periodo 1850-1900.
Inoltre, il rapporto include una valutazione del riscaldamento a lungo termine basata su medie pluriennali. Nel periodo 2011-2020, la temperatura media è stata stimata essere di 1,09 °C superiore alla media del periodo 1850-1900. Per il decennio 2013-2022, utilizzando i dati presi in considerazione nello studio, la media di temperatura è stata di 1,14 °C, confermando quindi un continuo trend di riscaldamento.
Le regioni che hanno riscontrato temperature record elevate includono l'Europa occidentale, con diversi paesi che hanno sperimentato il loro anno più caldo mai registrato, come il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, la Francia, l'Irlanda, il Portogallo, la Spagna, il Belgio, il Lussemburgo, l'Italia, la Germania e la Svizzera. Anche il Mediterraneo occidentale, alcune parti dell'Asia centrale e orientale e la Nuova Zelanda hanno registrato temperature record elevate. Nell'ambito oceanico, sono state segnalate temperature record elevate in vaste aree del Pacifico Nord e del Pacifico Sud, oltre che in alcune regioni dell'Oceano Antartico.
Al contrario, nessuna regione ha riportato temperature annuali record basse nel 2022. Ci sono state alcune regioni, come il Canada, parti dell'Africa meridionale e settentrionale, parti dell'Australia (in particolare il New South Wales) e alcune parti del Sud America, che hanno avuto temperature inferiori alla media del periodo 1991-2020.
Tali risultati evidenziano l'importanza di continuare a
monitorare attentamente i dati climatici e approfondire le analisi per
comprendere meglio i cambiamenti in atto nel nostro clima globale. Questo
lavoro scientifico è fondamentale per prendere decisioni informate e sviluppare
strategie adeguate per affrontare le sfide del cambiamento climatico.
Coprendo approssimativamente il 70% della superficie
terrestre, l'oceano rappresenta un elemento fondamentale nel sistema climatico.
Grazie al lavoro di scienziati, è stato dimostrato che l'oceano svolge un ruolo
cruciale nell'assorbire sia il CO2 che il calore, contribuendo
significativamente a rallentare il tasso di riscaldamento globale
nell'atmosfera.
I ricercatori hanno rivelato che, tuttavia, ciò comporta
cambiamenti rilevanti nella chimica e nella temperatura dell'oceano, con
effetti profondi. Questi cambiamenti portano alla riduzione del pH dell'oceano,
all'innalzamento del livello del mare, alle modifiche delle correnti oceaniche
e all'impatto sulla vita marina e sulla biodiversità.
Le scoperte degli scienziati rivelano quanto sia
importante preservare e proteggere l'ecosistema marino, non solo per garantire
il benessere delle creature marine, ma anche per sostenere le comunità umane
che dipendono dall'oceano per la loro sopravvivenza.
Quindi, grazie al lavoro dei ricercatori, è ora evidente
come l'oceano non solo influisca sul nostro clima, ma giochi un ruolo vitale
nel bilanciamento dell'ambiente globale. Preservare la salute dell'oceano
diventa una priorità per affrontare la sfida del cambiamento climatico e
proteggere la vita sulla Terra.
RISERVA TERMICA DEGLI OCEANI: L'INFLUENZA CRUCIALE SUL CLIMA
Aumentando le emissioni umane di CO2 e altri gas serra, si genera uno squilibrio radiativo positivo nella parte superiore dell'atmosfera, che porta all'accumulo di energia sotto forma di calore nel sistema terrestre e alimenta il fenomeno del riscaldamento globale. Circa il 90% del calore accumulato finisce nell'oceano, portando ad un notevole aumento della temperatura delle acque marine. Il Contenuto di Calore dell'Oceano (OHC) è un indicatore cruciale che misura il calore accumulato e riflette l'impatto dei cambiamenti climatici. Le ricerche condotte da scienziati hanno dimostrato che un aumento delle emissioni di CO2 e altre attività umane sono il principale motore di questo riscaldamento oceanico. I risultati indicano chiaramente come il nostro pianeta stia reagendo al cambiamento climatico causato dall'inquinamento antropogenico. L'IPCC, in uno dei suoi recenti report, ha concluso che l'oceano superiore globale (0-700 m) si è riscaldato in modo significativo dagli anni '70, e la presenza umana è il fattore predominante che guida questo fenomeno.
I dati rilevati per il 2022 indicano che l'oceano continua a riscaldarsi, e si prevede che questa tendenza continuerà in futuro, generando cambiamenti che potrebbero essere irreversibili su scale temporali che vanno da centinaia a migliaia di anni. Questi risultati sottolineano l'importanza di prendere misure concrete per affrontare il cambiamento climatico e limitare le emissioni di gas serra.
Particolare attenzione è stata posta sul riscaldamento intenso osservato nel Mare del Sud, nell'Atlantico Nord e nell'Atlantico Sud, dove il tasso di riscaldamento ha superato i 2 W/m². Questi oceani giocano un ruolo vitale nel bilanciamento termico del pianeta, e il loro riscaldamento è dovuto principalmente all'assorbimento di calore antropogenico da parte delle acque fredde di risalita. Anche se il contenuto di calore dell'oceano è aumentato complessivamente, alcune regioni mostrano segnali di raffreddamento, suggerendo complesse interazioni tra aria e mare
LIVELLO DEL MARE
Nel corso del 2022, il livello medio globale del mare (GMSL) ha proseguito la sua tendenza al rialzo, come mostra la Figura 3. Secondo le stime, l'aumento del GMSL è stato di circa 3,4 ± 0,3 mm all'anno nel corso degli ultimi 30 anni del record degli altimetri satellitari (dal 1993 al 2022). Tuttavia, è emerso un dato allarmante: il tasso di aumento si è addirittura raddoppiato tra il primo decennio del record (dal 1993 al 2002) e l'ultimo (dal 2013 al 2022), superando i 4 mm all'anno. Questa accelerazione nel GMSL è stata stimata essere di circa 0,12 ± 0,05 mm all'anno nel corso dei 30 anni.
Va sottolineato che l'aumento del livello del mare non è uniforme in tutto il mondo, con differenze dovute anche a variazioni locali nel Contenuto di Calore dell'Oceano (OHC). Il riscaldamento degli oceani, la perdita di ghiaccio da ghiacciai e calotte glaciali e i cambiamenti nel magazzinaggio dell'acqua a terra sono tutte componenti rilevanti che contribuiscono alle variazioni del livello del mare.
L'importanza di comprendere queste dinamiche ha portato alla creazione di un bilancio del GMSL, che confronta la somma delle stime dei singoli componenti con il GMSL totale misurato dai satelliti. Quando la somma delle stime corrisponde al GMSL totale, il bilancio è considerato "chiuso". Recentemente, questo bilancio è stato aggiornato e può ora essere considerato chiuso fino alla fine del 2020, tenendo conto delle incertezze dei dati.
Un'analisi più dettagliata del periodo compreso tra il 2005 e il 2019 ha rivelato che il 36% dell'aumento del GMSL è stato attribuito alla perdita di ghiaccio da ghiacciai, dalla Groenlandia e dall'Antartide, mentre il riscaldamento degli oceani, attraverso l'espansione termica, ha contribuito con il 55%. Le variazioni nel magazzinaggio dell'acqua a terra hanno invece avuto un impatto minore, contribuendo con meno del 10%.
Questi risultati sono di estrema importanza poiché sottolineano l'urgenza di comprendere e affrontare i cambiamenti climatici e i fenomeni legati all'innalzamento del livello del mare. Solo attraverso una consapevolezza diffusa e azioni concrete, possiamo proteggere il nostro pianeta per le generazioni future.
ONDATE DI CALORE E FREDDO MARINO
Le ondate di calore marine (MHWs) e i periodi di freddo marini (MCSs) sono fenomeni estremi che si verificano nei mari e negli oceani, con implicazioni significative per la vita marina e le comunità dipendenti. Nel corso del ventesimo e ventunesimo secolo, le MHWs sono diventate più frequenti, mentre le MCSs hanno registrato una diminuzione della loro frequenza.
L'utilizzo di rilevazioni satellitari della temperatura
della superficie del mare (SST) ha permesso di monitorare globalmente queste
ondate di caldo e freddo, classificate in categorie di moderata, forte, grave o
estrema.
Durante il 2022, il 58% della superficie oceanica ha
sperimentato almeno una MHW, una percentuale inferiore rispetto al record del
2016 (65%), ma simile al 2021 (57%). Allo stesso tempo, solo il 25% della
superficie oceanica ha sperimentato almeno una MCS durante il 2022, una cifra
simile al 2021 (25%), ma molto inferiore al record del 1985 (63%).
Questi dati rivelano l'importanza di monitorare attentamente
questi fenomeni climatici marini, poiché possono influenzare significativamente
gli ecosistemi marini e le comunità umane che dipendono dall'oceano per il loro
sostentamento. Mantenere una comprensione approfondita di questi cambiamenti è
fondamentale per adottare misure adeguate di conservazione e adattamento al
fine di proteggere l'ambiente marino e affrontare gli impatti del cambiamento
climatico.
Nel corso del 2022, la presenza di La Niña e le temperature superficiali del mare inferiori alla media hanno avuto un impatto significativo sul Pacifico equatoriale, rendendolo una delle poche regioni oceaniche a sperimentare un'ampia diffusione di MCSs (periodi di freddo marino) forti (Figura 5). D'altro canto, l'Oceano Meridionale è risultato essere l'unico luogo in cui si sono verificati aumenti a lungo termine nella durata delle MCSs, sebbene su aree limitate.
Nei mari di Laptev e Beaufort nell'Artico, il 2022 ha visto la comparsa di MHWs (ondate di calore marine) gravi ed estreme dalla primavera all'autunno, segnalando condizioni climatiche eccezionali. Inoltre, gli estremi marini a nord di Svalbard e ad est del Mar di Ross hanno registrato notevoli MHWs estremi per il secondo anno consecutivo.
Queste osservazioni sono di grande interesse poiché mettono in luce l'importanza di monitorare attentamente i cambiamenti climatici negli oceani e le loro implicazioni per gli ecosistemi marini. Le dinamiche climatiche marine possono avere effetti significativi sulla vita marina e influenzare le comunità umane che dipendono dall'oceano per il loro sostentamento.
CRIOSFERA
La criosfera è quella porzione gelata della Terra che ci regala spettacolari ghiacciai, maestose calotte di ghiaccio, la delicatezza coltre di neve e la forza del permafrost. Tuttavia, non aspettatevi il solito scenario da cartolina. Questi luoghi affascinanti sono spesso remoti e inospitali mettendo alla prova anche i più audaci tra noi.
Immaginatevi solo per un attimo: uno scienziato, attrezzato e immerso in un ambiente che pochi osano esplorare. Il freddo penetrante fino alle ossa e l'immensità di un paesaggio ghiacciato che si estende all'orizzonte. Qui, coraggiosi ricercatori sfidano condizioni che trasformerebbero la normale "caccia al tesoro" in un gioco da ragazzi. E il tesoro, in questo caso, si traduce in preziosi dati che svelano i mutamenti della criosfera nel tempo.
Così, dietro ogni cifra e ogni grafico, ci sono menti
straordinarie che affrontano questa sfida, raccogliendo tasselli fondamentali
per comprendere meglio l'evoluzione di questo mondo gelido. Grazie a loro,
possiamo gettare uno sguardo, anche se fugace, nei profondi segreti della
criosfera e cogliere come il nostro pianeta stia cambiando.
GHIACCIO MARINO
Esaminando l'anno 2022 emergono dati che gettano luce su una situazione al di sotto della media nell'estensione del ghiaccio marino, rispetto al periodo 1991-2020, per gran parte dell'anno. Nel marzo 2022, il termometro dell'estensione raggiungeva il suo apice mensile, con una superficie di 14,59 milioni di chilometri quadrati, risultando inferiori di 0,44 milioni di chilometri quadrati rispetto alla media a lungo termine. In settembre, invece, il segno minimo mensile ha toccato i 4,87 milioni di chilometri quadrati, scendendo di 0,71 milioni di chilometri quadrati sotto la media di lungo periodo. Questo minimo si staglia al di sopra dei valori medi minimi dell'ultima decade (2012-2021), segno di un'estate moderata per quanto riguarda il disgelo del ghiaccio marino nell'Artico. Tuttavia, nonostante ciò, è da notare che si piazza all'undicesimo posto tra le estensioni minime mensili più basse registrate nel record satellitare.
L'apice di estensione minima giornaliera dell'anno, 4,67 milioni di chilometri quadrati, ha fatto capolino il 18 settembre 2022, rientrando a pari merito con le estensioni giornaliere minime annuali registrate in decima posizione.
Parallelamente, nelle profondità dell'Antartide, l'estensione del ghiaccio marino ha toccato sia vette record (nel 2014) che minimi record (nel 2017/2022) nell'ultimo decennio. Nel febbraio 2022, precisamente il 25, l'apice di estensione minima ha raggiunto quota 1,92 milioni di chilometri quadrati, segnando il punto più basso mai raggiunto e distante quasi 1 milione di chilometri quadrati dalla media a lungo termine (1991-2020).
Le radici di questa perdita di ghiaccio possono essere
ricondotte a ottobre/novembre 2021, quando una serie di tempeste ha colpito
l'area a ovest della Penisola Antartica. Questa regione è fortemente
influenzata dall'Oscillazione El Niño-Southern (ENSO), e le tempeste sono
coerenti con le condizioni di La Niña. Un intricato intreccio di eventi e forze
naturali, dunque, si cela dietro le fluttuazioni del nostro mondo ghiacciato.
GHIACCIAI
I ghiacciai si formano dalla neve che si è compattata per formare il ghiaccio, che poi si deforma e scorre verso valle a quote più basse e più calde, dove si scioglie. Dove i ghiacciai terminano in un lago o nell'oceano, si verifica anche una perdita di ghiaccio attraverso il disgelo dove il ghiaccio e l'acqua si incontrano e tramite la formazione di iceberg quando pezzi di ghiacciaio si staccano.
Nel periodo idrologico 2021/2022, l'Osservatorio Mondiale dei Ghiacciai ha monitorato con attenzione circa 40 ghiacciai, riportando un bilancio medio di massa di -1,18 metri di equivalente d'acqua. Questa significativa perdita supera di gran lunga la media dell'ultimo decennio. La somma cumulativa di bilancio di massa dal 1970 raggiunge oltre i 26 metri equivalenti d'acqua. Le divergenze regionali sono evidenti: nelle Alpi Europee, ad esempio, si è registrato uno scioglimento record, mentre Islanda e il nord della Norvegia hanno sperimentato guadagni grazie a precipitazioni abbondanti e un'estate relativamente fresca.
Un'analisi più approfondita rivela che il trend di scioglimento dei ghiacciai sta accelerando. Regioni come l'Asia dell'alto monte, l'America del Nord occidentale, l'America del Sud e parti dell'Artico hanno subito notevoli perdite di massa glaciale. Nel contesto delle Alpi Europee, il 2022 ha stabilito nuovi record di scioglimento, con perdite di massa che hanno superato di gran lunga la variabilità storica. Le variazioni di spessore, misurate in media tra i 3 e i 4 metri nell'arco delle Alpi, hanno superato di gran lunga quelle del precedente anno record, il 2003.
La situazione è particolarmente critica in Svizzera, dove il 6% del volume di ghiaccio dei ghiacciai è andato perduto tra il 2021 e il 2022. Questo drammatico scioglimento è stato alimentato da una combinazione di fattori. Una scarsa nevicata invernale ha lasciato il ghiaccio vulnerabile all'inizio dell'estate. Inoltre, una spolverata di sabbia sahariana ha oscurato la superficie della neve, accelerando ulteriormente il processo di fusione. Onde di calore protratte da maggio a settembre hanno poi causato un'imponente perdita di ghiaccio.
L'impatto del cambiamento climatico è inconfutabile.
Dall'inizio del millennio, il volume di ghiaccio dei ghiacciai svizzeri è
diminuito di oltre un terzo, passando da 77 a 49 chilometri cubi. Questi
cambiamenti hanno portato a conseguenze sorprendenti: la linea dei zero gradi
nelle Alpi si è innalzata oltre i 5.000 metri, con registrazioni di temperature
mai viste prima a Payerne, Svizzera. A livello globale, il riscaldamento ha
innescato fenomeni devastanti come cadute massi, valanghe di ghiaccio e
distacchi di ghiacciaio, con effetti tragici come la perdita di vite umane.
Nelle regioni dell'America del Nord occidentale e in Groenlandia, il 2022 ha portato un bilancio di massa glaciale allineato alla media degli ultimi due decenni. Tuttavia, il periodo autunnale ha portato squilibri insolitamente negativi, legati alle temperature elevate di settembre e ottobre. Nel Canada sud-occidentale, i ghiacciai hanno registrato perdite aggiuntive significative, raddoppiando quasi la perdita di massa annuale netta durante l'anno idrologico settembre 2021-agosto 2022.

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